Come non difendere il Quirinale

La determinazione di Giorgio Napolitano, che non intende subire l’oltraggioso comportamento della magistratura palermitana contro le prerogative costituzionali della sua carica, ha creato imbarazzi evidenti in settori politici e dell’informazione che pure sono solitamente (e lodevolmente) schierati a difesa del presidente. Il Partito democratico tace. Repubblica chiede di “raffreddare” le tensioni istituzionali che l’improprio comportamento della procura di Palermo ha determinato.
9 AGO 20
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La determinazione di Giorgio Napolitano, che non intende subire l’oltraggioso comportamento della magistratura palermitana contro le prerogative costituzionali della sua carica, ha creato imbarazzi evidenti in settori politici e dell’informazione che pure sono solitamente (e lodevolmente) schierati a difesa del presidente. Il Partito democratico tace. Repubblica chiede di “raffreddare” le tensioni istituzionali che l’improprio comportamento della procura di Palermo ha determinato. In altre occasioni gli schiamazzi della congrega anarco-giustizialista contro il Quirinale avevano suscitato reazioni ferme da parte di Pier Luigi Bersani e del suo partito. Non c’è ragione alcuna che possa far pensare che l’affetto per il presidente della Repubblica da parte dei militanti e dei dirigenti di quello che fu il suo partito si sia attenuato. Che cosa impedisce di manifestarlo anche in questa occasione? Il Pd a Palermo ha subìto una bruciante sconfitta nelle elezioni comunali, la giunta siciliana che sostiene ha portato l’isola alla bancarotta. La lotta tra settori contrapposti della magistratura siciliana finisce con l’intrecciarsi con le confuse trame politiche locali. Tutto vero, ma si fatica a credere che queste miserie condizionino il discernimento e la lealtà istituzionale di una importante formazione politica.
Anche l’atteggiamento pilatesco di Repubblica appare a prima vista incomprensibile. Eugenio Scalfari è stato tra i primi a sollevare dubbi sulla liceità del comportamento del sostituto procuratore Antonio Ingroia nei confronti del Quirinale. Ora che il presidente chiede ufficialmente alla Corte costituzionale di censurare quel comportamento, il giornale da lui fondato pubblica in prima pagina un editoriale di Carlo Galli in cui si parla di “potenzialità di crisi istituzionale” che vanno “al più presto raffreddate”. Non c’è niente da raffreddare e in realtà non c’è neppure nessuna crisi istituzionale, reale o potenziale. C’è semplicemente una procura che non ha rispettato leggi e Costituzione e che deve essere riportata ai suoi doveri. Solo arrivando in fondo al lungo ragionamento di Galli, sigillato da un’intemerata contro ogni intervento legislativo di regolamentazione dell’uso e della diffusione delle intercettazioni, si intuisce la ragione dell’imbarazzo di Repubblica. Tecnicamente si tratta di un tema estraneo, visto che il Quirinale chiede, ovviamente, di censurare la procura palermitana in base alla legislazione vigente. Però è evidente che, se l’uso improprio delle intercettazioni arriva fino a ledere le prerogative presidenziali, esiste un problema grosso come una casa. Continuare a inneggiare alla propalazione delle intercettazioni ora è più difficile, e da lì nasce il cruccio di Repubblica e l’angustia del Pd.